Chiudi gli occhi un attimo. Immagina di avere in testa una storia meravigliosa, i personaggi che prendono vita, le scene che scorrono come un film… e poi? Poi ti blocchi. Da dove si comincia? Cosa viene prima? Come fai a trasformare un’idea in un romanzo vero?
Ti ritrovi con pagine piene di appunti, trame che si ingarbugliano, personaggi che sfuggono al tuo controllo. Ti senti perso. Ma sai una cosa? Non sei solo. Ogni scrittore passa da qui. E ogni grande romanzo nasce da una solida progettazione.
Oggi voglio svelarti come fare. Parleremo di scrittura creativa, di strutture narrative, di self-publishing… Ma soprattutto, ti aiuterò a dare alla tua storia la forma che merita.
Perché dovresti progettare un romanzo?
Perché si sente sempre parlare di progettazione narrativa? Non basta avere una buona idea e mettersi a scrivere di getto? Beh, in realtà… sì e no. Se hai un’idea forte, puoi iniziare a scrivere subito, ma senza una buona struttura alle spalle rischi di perderti per strada. E credimi, succede più spesso di quanto immagini.
Quante volte ti è capitato di iniziare con entusiasmo, per poi ritrovarti, dopo qualche pagina, senza sapere più dove andare a parare? È normale! È un po’ come partire per un viaggio dopo aver dato un’occhiata veloce a Google Maps, per poi ritrovarsi senza internet nel momento del dubbio. All’inizio è avvincente, ma poi ti perdi. E non sai più come andare avanti.
Ecco perché la progettazione è fondamentale: una struttura chiara ti aiuta a mantenere il controllo della storia, a non perdere il filo e a far sì che il lettore resti incollato alle pagine.
Attenzione, non sto dicendo che devi progettare ogni singolo dettaglio in modo maniacale. Non serve avere tutto perfettamente definito fin dall’inizio, ma un minimo di organizzazione è essenziale, soprattutto quando si scrive un romanzo. Un romanzo è lungo, complesso, e la sua scrittura non è affatto meccanica. Non è che ti siedi davanti al computer e dici: “Oggi butto giù due o tre capitoli”.
Scrivere un romanzo è un processo profondamente legato alla psicologia e alla creatività. I migliori romanzi sono stati sviluppati in anni di lavoro, ma è anche vero che la creatività va stimolata. Se aspetti il momento perfetto per scrivere, quel momento non arriverà mai.
E sai qual è la buona notizia? Progettare non uccide la creatività, anzi, la stimola! Con una struttura solida, puoi lasciare libera la fantasia nei dettagli, nei dialoghi, nelle scene che costruisci. Scriverai più velocemente, con più sicurezza e con una marcia in più.
Pensa a grandi scrittori come Umberto Eco, che aveva progettato ogni singolo dettaglio de Il Nome della Rosa, e proprio per questo sapeva addirittura quanti gradini c’erano nel convento dove si svolgeva la storia. Questo livello di dettaglio gli ha permesso di creare un’ambientazione talmente credibile e immersiva che quel libro, oltre a essere considerato un capolavoro, è ormai storicamente importante a livello di letteratura italiana e non solo. Ma, ovviamente, non devi arrivare a questo livello di precisione. L’importante è trovare un metodo che funzioni per te.
Non esiste un metodo giusto per tutti.
Ognuno deve trovare il proprio modo di lavorare, sperimentando e adattando i consigli che riceve alle proprie esigenze. Quello che funziona per me potrebbe non funzionare per te, e va benissimo così. Ciò che conta è provare e vedere cosa ti aiuta a scrivere meglio.
“Chi” e “cosa”, i due interrogativi primari
Personalmente, io inizio sempre dai personaggi. Quando penso a una storia, la prima cosa che mi viene in mente è il protagonista. E non parlo solo di come appare fisicamente o di cosa fa, ma soprattutto di cosa vuole. Cosa lo spinge a compiere determinate azioni? Qual è il suo conflitto interiore? Questo è ciò che mi interessa di più. Una volta che ho chiaro chi è il mio protagonista, inizio a costruirgli intorno il mondo, i personaggi secondari e, ovviamente, la trama.
Questa è la parte che richiede più tempo e riflessione. Spesso mi porto dietro il personaggio per settimane, a volte mesi, prima di iniziare a scrivere davvero. Lo sviluppo mentalmente, lo immagino in diverse situazioni, finché non diventa talmente reale per me che sembra quasi una persona vera. A quel punto, prendo Microsoft Word e inizio a fare delle schede personaggio. Scrivo tutto quello che mi viene in mente:
- i dettagli fisici,
- psicologici,
- il background,
- le relazioni con gli altri personaggi.
Quando parlo del mio protagonista, mi piace immaginarlo come un vecchio amico d’infanzia. È come se fossi cresciuto insieme a lui, come se conoscessi ogni sfumatura del suo carattere, i suoi pregi e difetti, le sue origini familiari e la sua situazione sociale. È un po’ come se avessi visto ogni passo che ha fatto nella sua vita. Devo conoscere il mio personaggio a fondo, per il suo aspetto fisico, ma in primis per il suo carattere.
La prima cosa che faccio quando costruisco un personaggio è annotare i suoi dati anagrafici, dove è nato, quando è nato, così da capire quanti anni ha al momento della storia. Poi, passo a descrivere le sue caratteristiche fisiche, ma il cuore del lavoro è sui dati caratteriali. Mi interessa sapere tutto: che tipo di persona è, quali sono le sue abitudini, cosa gli piace e cosa no, come si veste, se ha qualche vizio o difetto. È un lavoro meticoloso e, sinceramente, non riesco a farlo tutto in una sola giornata. È troppo complesso. Il primo giorno scrivo le cose principali, ma poi continuo a riflettere su di lui giorno dopo giorno. A volte emergono dettagli o episodi che non avevo considerato. Il passato del personaggio, sebbene non appaia completamente nel testo, deve essere ben definito. È grazie ad esso che capisco la sua personalità attuale e riesco a reperire materiale prezioso per creare flashback e dare profondità al personaggio.
La scheda del protagonista è molto più di un semplice elenco di informazioni; è un vero e proprio fascicolo. Per gli altri personaggi, quelli secondari o le comparse, non faccio un lavoro approfondito. Ma per il protagonista e i comprimari sì. Significa che mi prendo il tempo necessario per costruirli in modo dettagliato. È un lavoro che deve essere fatto con attenzione, io preferisco utilizzare Microsoft Word, proprio per creare tabelle, elenchi puntati con tanto ordine, visto che comunque se lo facessi su carta sarei molto disordinato di natura.
Una volta che ho chiari i personaggi principali, passo alla trama.
La trama, il cuore del romanzo
La trama non deve essere rigida. È come un filo che ti guida, ma che può essere modificato e aggiustato man mano che la storia evolve. L’importante è avere una direzione generale, un punto di partenza e un obiettivo da raggiungere.
Alcuni, al contrario di quanto faccio io, iniziano dalla trama e poi costruiscono i personaggi. Per me, il cosa accade dipende fortemente dal chi c’è in scena. È una questione di approccio personale. Non posso immaginare cosa accade senza sapere chi sono i miei personaggi, perché le loro reazioni agli eventi dipendono dal loro carattere. Ad esempio, una persona può reagire in un modo a un imprevisto, mentre un’altra potrebbe reagire in modo completamente diverso.
Quando so chi sono i personaggi, passo a creare la trama, che è lo sviluppo degli eventi. Per fare questo, ho bisogno di sapere in quale ordine cronologico accadono gli eventi. Questo lo faccio creando una sorta di ordine della fabula. Su un altro documento Word, annoto tutti gli eventi, punto per punto. Poi, comincio a pensare se mantenere quest’ordine lineare o se fare degli sfasamenti, come anticipazioni, flashback o punti di vista alternati. Arrivata a questo punto decido come costruire l’intreccio.
L’arte di tessere l’intreccio
Per creare l’intreccio ho due metodi principali che ho provato con successo nel tempo. Il mio approccio è cambiato negli anni, e non esiste un metodo unico per tutti, basta essere aperti a provare nuove tecniche. Quando ho deciso cosa deve accadere, passo a capire come voglio presentare questi eventi al lettore.
Il primo è il metodo della ruota sui miei documenti Word. Divido il cerchio in quattro quadranti, come le ore 12, 3, 6 e 9:
- alle ore 12 metto l’inizio della storia, che deve partire con un piccolo conflitto o cambiamento.
- alle ore 3 metto un altro momento di crisi o uno snodo narrativo.
- alle ore 6 colloco qualcosa di ancora più forte.
- e alle ore 9 metto il climax, il momento di massima tensione.
Questa divisione mi aiuta a capire come dosare i momenti cruciali della trama e a mantenere l’interesse del lettore.
Però, la posizione degli snodi narrativi non deve essere rigida. Non è detto che debbano essere esattamente a un quarto della lunghezza del testo. L’importante è che ci sia un avvio iniziale che faccia partire la storia e un climax finale che porti la tensione al massimo. Dopo il climax, posso risolvere la situazione, o anche lasciare un colpo di scena finale. A volte, in una serie, il primo libro può finire con questioni irrisolte per mantenere l’interesse del lettore per i volumi successivi.
Quando creo questa ruota, ho già collocato i quattro momenti più importanti della storia. Poi, passo a riempire ogni quadrante con episodi che portano da un punto all’altro.
Un altro metodo che uso è quello del trenino, che è particolarmente utile quando ho più personaggi e linee di sviluppo. Scrivo ogni scena su un post-it e poi li dispongo sul pavimento per visualizzare come organizzare gli eventi. Questo metodo mi permette di vedere le linee narrative in parallelo e decidere come mescolare i passaggi, specialmente se ci sono eventi contemporanei che devono essere raccontati in modo alternato.
Quando lavori su un romanzo con salti temporali, la gestione del tempo può essere delicata. A volte basta una semplice battuta di dialogo o un’indicazione nel testo per far capire al lettore che sono passati due anni. Non è necessario fare annunci pomposi, ma bisogna fare in modo che il lettore percepisca il salto temporale senza confusione.
La regola da tenere a mente è che non esistono regole assolute. Ciascuno scrittore deve trovare il proprio metodo, quello che meglio si adatta al proprio processo creativo. Se hai bisogno di strutturare tutto in anticipo, fallo. Se preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione, segui quel percorso. L’importante è che il tuo racconto sia coerente e che tu possa controllare tutti i tasselli della narrazione.
Ogni metodo ha i suoi punti di forza e dipende dalle esigenze specifiche. La chiave è essere flessibili e pronti a sperimentare finché non si trova la soluzione che meglio si adatta alla storia che si sta scrivendo.
L’ambientazione: come dare vita a un romanzo
Una volta che hai messo a punto il chi, il cosa e il quando, è il momento di concentrarsi sul dove: il mondo dell’ambientazione. Prima di iniziare a descrivere ambienti e luoghi, devi sapere chi sono i tuoi personaggi, cosa stanno facendo e in che epoca vuoi collocarli. Una volta che hai questi dettagli, puoi dedicarti alla ricerca sugli ambienti. Se ambienti la tua storia in una località che non conosci, approfitta di Google Earth, fai ricerche, chiedi informazioni a chi vive sul posto o organizza una visita in loco per raccogliere informazioni dettagliate. Assicurati che ogni dettaglio, dai ristoranti ai parchi, sia accurato e credibile.
Immagina di descrivere una cucina in cui si svolgono scene importanti. Se la cucina ha una finestra da un lato, assicurati che ogni volta che ci ritorni, il tavolo sia sempre nello stesso punto. Non vuoi che il lettore si trovi a chiedersi perché il tavolo sembra spostarsi con le proprie gambe da un lato all’altro.
Una volta che hai messo a punto tutti questi dettagli, ricorda che la progettazione iniziale, per quanto possa sembrare pedante, ti aiuterà a risparmiare tempo nella scrittura. Può sembrare un lavoro lungo, ma è un investimento che ripagherà.
Passiamo a un’altra questione: come progettare una scena prima di metterla su carta? Se stai scrivendo racconti brevi, la pianificazione dettagliata può sembrare eccessiva, ma per me è fondamentale avere chiara la scena e l’ambientazione. Immagina di fare una foto mentale della stanza in cui i tuoi personaggi si trovano. Dove sono i mobili? Qual è l’orientamento della luce? Devi avere queste informazioni in mente, anche se non le descrivi in dettaglio nel testo, perché solo in questo modo potrai restituire un immaginario credibile. La chiarezza ti aiuta a evitare contraddizioni e a mantenere la coerenza nella narrazione, beh, mica una cosa di poco conto!
Perché scrivere un romanzo
Ora, torniamo un attimo alle domande che ci siamo posti: “Perché?” Questo è l’elemento fondamentale che spesso viene trascurato. Perché vuoi scrivere questa storia? Perché è proprio questa storia che devi raccontare? E perché è il momento giusto per farlo? Questi “perché” devono essere chiari sin dall’inizio. Devi avere una motivazione profonda e autentica che guida la tua scrittura, perché sarà quella che trasmetterai ai tuoi lettori.
Progettare una storia è come costruire una casa: prima di mettere giù i mattoni, devi avere un piano chiaro. Devi sapere cosa vuoi costruire, come lo farai e perché. Solo allora potrai procedere con la scrittura vera e propria, con la certezza che ogni elemento della tua storia è ben posizionato.
Se sei fra quelli che si perdono tra le pagine di manuali sulla scrittura, potresti aver sentito parlare del viaggio dell’eroe. Questo è un concetto fondamentale nella narrativa, che descrive un percorso tipico che molti protagonisti attraversano: l’inizio, la crisi, la risoluzione e così via. Ma come si inizia? La risposta è semplice e complicata al tempo stesso: devi sentire dentro di te il motivo per cui il tuo personaggio sta bussando alla tua porta.
Se non sai ancora perché il tuo personaggio vuole raccontare la sua storia, il mio consiglio è di non scrivere. Non ancora, almeno. Dedica del tempo alla lettura, guarda film, esplora altre narrazioni. Esplora altre storie per capire cosa ti appassiona, cosa ti muove. A volte, il “perché” arriva quando meno te lo aspetti, ed è solo allora che sarai pronto a scrivere con passione e chiarezza.
Come progettare un romanzo storico
Quando si tratta di scrivere un romanzo storico, la scelta del personaggio può essere un vero rompicapo. Magari vuoi raccontare una storia che si basa su fatti reali, ma senza incatenarti completamente alla verità storica. Ecco una soluzione: crea un personaggio che abbia caratteristiche simili a quelle di un personaggio storico famoso, ma con una vita e scelte diverse. Pensaci un attimo. Fantastica di voler scrivere la storia di un uomo simile a Roberto d’Altavilla, ma non proprio Roberto d’Altavilla. Dai a questo personaggio un nome di fantasia, facciamolo diventare Tommaso Viti, per esempio. Tommaso potrebbe trovarsi in situazioni simili a quelle che ha vissuto Roberto d’Altavilla, ma le sue scelte e le sue azioni possono divergere in modo sostanziale. Puoi dare una nuova svolta alla storia mantenendo una connessione con il passato ma con la libertà di reinventare il racconto.
Se invece stai scrivendo un romanzo di fantascienza o fantasy, il gioco si fa ancora più interessante.
Pensa di introdurre anche il vero Roberto d’Altavilla, ma in un contesto completamente diverso, come un futuro distopico o un mondo magico. In questo caso, puoi permetterti di stravolgere la realtà senza alcun problema, perché il genere che hai scelto ti offre questa libertà.
Se invece stai lavorando a un romanzo storico o contemporaneo con ambientazioni storiche, la chiave è dare al tuo personaggio un’identità unica. Tommaso Viti, seppur ispirato a Roberto d’Altavilla, sarà libero di prendere decisioni diverse e vivere eventi alternativi che non si verificano nella realtà storica. Il punto è che il personaggio reale non deve agire diversamente da come ha fatto realmente, ma il personaggio inventato può muoversi e prendere strade diverse. Hai mai sentito quella voce nella testa che sussurra: “E se non fosse abbastanza? E se il mio romanzo non funzionasse? Se i lettori si annoiassero?” Eh già, perché scrivere non è solo mettere parole su carta. Scrivere un romanzo è un salto nel vuoto. È restare sveglio la notte con mille domande in testa: la trama regge? I personaggi respirano? Tutto ha senso?
E poi, quando meno te lo aspetti, arriva lui. Il dubbio.
Quel tarlo che ti blocca, che ti fa riscrivere la stessa pagina venti volte, che ti fa rileggere ogni riga con la paura di aver sbagliato tutto. E se stessi solo perdendo tempo?
No, il tuo tempo vale troppo per essere sprecato nell’incertezza. La tua storia merita di essere raccontata.
Noi di Scrittura Fantasma possiamo aiutarti: possiamo costruire la tua storia, darle la voce che merita, scriverla con te o per te, renderla indimenticabile.
Basta un primo passo. Basta una consulenza gratuita.
CLICCA QUI e facciamolo insieme.






