Storytelling: l’arte di raccontare storie catturando l’attenzione ed emozionando

Immagine concettuale che raffigura l'atto dello storytelling con una singola linea narrativa (una storia) che si estende e si srotola per un lungo percorso (un libro), catturando l'attenzione.

Storytelling è una di quelle parole che si sentono un po’ ovunque ultimamente, vero? Sembra che sia la risposta a tutto: dalla pubblicità, ai corsi di formazione, fino alle riunioni di lavoro. Ovunque c’è qualcuno che racconta una storia, e il termine che si usa per descrivere questa magia del racconto è, appunto, storytelling. Ma cosa vuol dire davvero? Come possiamo noi, che magari vogliamo scrivere un libro, raccontare una storia in modo efficace? E, soprattutto, come facciamo a mantenere l’attenzione del lettore per decine, se non centinaia di pagine?

Partiamo dalle basi: lo storytelling, letteralmente, significa l’arte di raccontare storie. Non è nulla di nuovo, lo facciamo da migliaia di anni, fin dai tempi delle caverne, quando si disegnavano scene di caccia sulle pareti. Oggi, però, il termine ha preso una piega un po’ più “professionale”. Se guardi una pubblicità che ti racconta la storia di una famiglia felice che cena insieme grazie a quel fantastico forno a microonde, beh, quella è una forma di storytelling. Oppure pensa a un formatore che durante un corso racconta un episodio della sua vita per spiegare meglio un concetto: anche quello è storytelling.

Se scrivi libri, che siano di narrativa, autobiografie o manuali, sì, stai facendo storytelling anche tu. Ma c’è una bella differenza tra raccontare una storia che dura cinque minuti, come in una pubblicità o in un discorso di formazione, e scrivere un libro. Un libro richiede molto più tempo, energia e, soprattutto, una capacità particolare di mantenere vivo l’interesse del lettore per tutta la durata del racconto.

Come si fa a mantenere viva l’attenzione del lettore? Consigli pratici
È la domanda delle domande, vero? Perché è facile far ridere o commuovere qualcuno con una storia breve, ma riuscire a mantenere quel coinvolgimento per centinaia di pagine è tutta un’altra storia! Però, tranquillo, non è un’arte magica o inarrivabile: si può imparare, ci sono delle tecniche, delle linee guida che possono aiutarti a diventare un maestro nel raccontare storie lunghe e avvincenti. È un po’ come raccontare una barzelletta: ci sono quelli che, appena aprono bocca, fanno ridere tutti, e quelli che, per quanto si impegnino, non riescono a strappare neanche un sorriso. Ecco, lo storytelling funziona nello stesso modo: non basta avere una buona storia in testa, bisogna anche saperla raccontare.

Se stai scrivendo un romanzo o un racconto lungo, il primo consiglio che posso darti è questo: consapevolezza: devi essere consapevole di quello che stai facendo.

  • Cosa stai raccontando?
  • A chi lo stai raccontando?
  • E soprattutto, perché lo stai facendo?

Queste sono le tre domande fondamentali che ogni scrittore dovrebbe farsi prima di mettersi al lavoro.

Non puoi iniziare a scrivere senza sapere dove vuoi arrivare. Hai presente quelle conversazioni tra amici, dove si parte parlando di un argomento e si finisce a parlare di tutt’altro, senza neanche accorgersene? Ecco, quello va benissimo quando sei a cena con gli amici, ma non funziona quando scrivi un libro. Il lettore non ti seguirà in quelle digressioni infinite se non hanno uno scopo. Ogni volta che scrivi una pagina, chiediti: “Dove sto andando? Qual è l’obiettivo di questa scena?”. Devi sapere esattamente dove vuoi portare il lettore, altrimenti rischi di perderlo lungo la strada.

Il secondo consiglio è la coerenza. Questa parola è tanto semplice quanto importante. Quando crei un mondo narrativo, devi assicurarti che tutto ciò che accade in quel mondo sia coerente con le regole che hai stabilito. Attenzione, questo non vuol dire che tutto deve essere realistico o verosimile: puoi inventare mondi fantastici, universi paralleli o viaggi nel tempo, ma devi farlo in modo coerente. Il lettore deve potersi fidare di te e del tuo mondo, e per farlo ha bisogno che tutto abbia una sua logica interna.

Pensa a quando guardi un film di fantascienza. Sappiamo tutti che non esistono gli alieni (almeno non li abbiamo ancora visti), ma accettiamo la loro presenza in un film perché il regista ha creato un mondo in cui quella presenza ha senso. È questo che devi fare con la tua storia: creare un mondo, reale o immaginario, ma che sia coerente. Se in una scena il tuo personaggio è terrorizzato dai ragni, non può improvvisamente accarezzarne uno senza che tu dia una buona spiegazione. La coerenza è quello che permette al lettore di sospendere l’incredulità e immergersi completamente nella storia.

Arriviamo al terzo consiglio: lo sviluppo. Ogni buona storia ha bisogno di un arco narrativo, di una progressione. Deve esserci una tensione iniziale, un conflitto che si sviluppa e, alla fine, una risoluzione. Non puoi raccontare una storia che non evolve, che rimane statica. Puoi farlo per poche pagine, magari in un racconto breve, ma se vuoi scrivere un romanzo o una storia lunga, ci deve essere un cambiamento, una crescita. Può essere un cambiamento esterno, nella situazione, o interno, nel personaggio, ma qualcosa deve succedere.

Pensa come sarebbe iniziare un libro con un conflitto potente, un momento di alta tensione, ma poi non sviluppi quella tensione, la lasci lì, in sospeso, senza farla progredire. Il lettore si stancherà presto e chiuderà il libro. Oppure, potresti fare l’errore opposto: creare una tensione iniziale, risolverla troppo in fretta e poi trascinare la storia senza un vero scopo. Anche questo allontanerà il lettore. La chiave è bilanciare lo sviluppo della trama, creare un crescendo di tensione che poi si risolve in modo soddisfacente.

Oltre ai tre consigli fondamentali – consapevolezza, coerenza e sviluppo – ce n’è un quarto che mi sta particolarmente a cuore: l’umiltà.

Non dare mai per scontato che la tua storia, così come l’hai scritta, sia perfetta. C’è sempre margine per migliorare, sempre un modo diverso, e magari più efficace, per raccontare la stessa storia. Torniamo all’esempio della barzelletta: non tutti sanno raccontarla nello stesso modo. E lo stesso vale per la scrittura. Anche se pensi di aver fatto un ottimo lavoro, c’è sempre la possibilità che qualcuno la veda diversamente e che, grazie a un feedback, tu possa migliorare il tuo racconto.

Mettiti sempre in ascolto. Fatti leggere dagli altri, accetta le critiche, rifletti sui feedback che ricevi. A volte pensiamo che, se il nostro libro non ha avuto successo, la colpa sia del pubblico che non l’ha capito. Ma fermati un attimo: sei sicuro di aver raccontato la tua storia nel modo migliore? Sei certo che non ci sia un margine di miglioramento? Magari il pubblico era quello giusto, ma la storia non è arrivata nel modo in cui speravi.

Raccontare storie è un’arte, ma è anche una competenza che si può migliorare nel tempo, con dedizione e ascolto. Prima di tutto, ascolta le storie degli altri, impara da loro. Osserva come gli altri narratori riescono a tenere alta l’attenzione, come gestiscono la coerenza e lo sviluppo delle loro trame. E, soprattutto, ascolta i tuoi lettori. Non c’è modo migliore per migliorare il proprio storytelling che mettersi nei panni di chi legge e cercare di capire cosa funziona e cosa no.

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